COVID-19 - la strategia britannica funziona? Intervista con Dan Hodges


Mentre la pandemia del coronavirus si espandeva in tutto il mondo, siamo stati sommersi da un’enorme quantità di informazioni sulle varie strategie applicate dalle diverse nazioni. Molte testate hanno criticato aspramente il piano del governo britannico, ritenendo che si stesse cercando di arrivare a un’immunità di gregge a scapito degli anziani. Ma è  corretto? Ho chiesto a Dan Hodges, editorialista del Mail on Sunday, di spiegarci che cosa sta succedendo.


Cosa pensi della strategia del governo sul coronavirus? Credi che la comunicazione politica abbia funzionato?

Per prima cosa vorrei specificare che non sono un esperto, ma credo che come prima cosa bisogna distinguere tra la comunicazione della strategia di governo il lato clinico della strategia. Ovviamente sono interconnessi per molti versi. Credo che al momento il lato medico della questione si stia dimostrando efficace per due ragioni. Credo che la decisione più importante presa dal governo, e specialmente da Boris Johnson, è stata quella, fin dall’inizio, di farsi guidare soltanto dagli esperti. È una cosa di cui ho parlato con vari componenti del governo, e che fossero favorevoli o contrari hanno ammesso che fosse stata presa con le migliori intenzioni. Ecco perché’ era ancora in vigore il bando del Today programme, certi giornalisti non erano ammessi ai briefing e ci veniva detto che la priorità fosse ancora Brexit.

Ad ogni modo, adesso il coronavirus è diventato l’argomento principale.

Credo che il punto maggiormente critico sia stata la tempistica del nostro lockdown. Credo che nelle ultime settimane la strategia governativa sia stata scagionata, cominciamo già ad avvertire i primi segnali di insofferenza nei confronti del lockdown e della sua realtà, e questo soltanto dopo una settimana. Il vice Chief Medical Officer ieri ha affermato che potrebbe continuare fino a giugno, se non luglio, quindi è comprensibile che il governo abbia voluto attendere fino all’ultimo momento possibile prima di annunciare il lockdown, col tempo lo si capirà.

Alcuni aspetti della comunicazione governativa sono stati terribili, come il tentativo di far passare le misure varate dal governo come semplici opzioni. L’altro giorno hanno detto in radio che si può fare la spesa solo una volta al giorno. E ora Downing Street risponde negando che sia parte delle direttive di governo, perciò credo che dal punto di vista comunicativo siano stati commessi degli errori, ma in generale la strategia di governo pagherà.

Credi che ci siano stati scontri tra Boris Johnson e Dominic Cummings?

No, non credo che la tensione sia tra di loro, credo invece che si sia parlato tanto dell’immunità di gregge e su quanto questa scelta sia etica, mentre mi appare chiarissimo che non sia mai stata una strategia del governo. I briefing, inclusi quelli privati sono stati molto chiari, il governo avrebbe cercato di isolare e proteggere gli elementi più vulnerabili della società più a lungo possibile, e in un secondo tempo la società intera; restava quindi da capire quando avremmo adottato misure draconiane.

Se si guarda al primo briefing, il governo è stato chiaro. Il problema è stata la questione dell’immunità di gregge, che è un concetto medico ben conosciuto in ogni epidemia. Nel lungo termine l’unico modo per proteggere la società è che il più gran numero di persone sviluppi immunità a un dato virus, o un’immunità naturale dopo essersi ammalati e guariti, o attraverso l’inoculazione. Gli esperti hanno riferito a ministri e giornalisti che, con la progressione del contagio, una certa parte della società sarebbe stata contagiata per poi sviluppare una forma di immunità, il che è una cosa positiva, perché è il modo in cui si sconfigge un virus. Credo però che l’equivoco sia nato quando Cummings è venuto a conoscenza di questi dati scientifici, li abbia fatti propri e in modo goffo li abbia comunicati ad alcuni giornalisti selezionati. Il risultato è che loro hanno poi scritto che l’immunità di gregge facesse parte della strategia di governo, la cui intenzione e far infettare tutti e uccidere un 250000 pensionati. Ma non è mai stata questa la strategia, la saga dell’immunità di gregge è la conseguenza di un briefing pasticciato di Dominic Cummings. A Downing Street in molti lo negano, ma tre fonti separate mi dicono che invece sia andata proprio così.

Qualche commento sull’Italia?

Ovviamente vista da lontano il numero delle vittime e l’impatto del coronavirus sull’Italia è terribile. Parte del problema che abbiamo vissuto all’inizio di questa crisi è che secondo le proiezioni fossimo alcune settimane indietro rispetto all’Italia, e che quindi ci separano solo due settimane dal vivere una situazione analoga. Se vuoi l’Italia è diventata un benchmark artificiale per il contenimento della crisi da parte del governo. Non ho mai creduto nel valore di benchmark artificiali come questo, ma ovviamente visto da lontano l’impatto in alcune zone è raccapricciante. Sarà interessante vedere quanto gli italiani vorranno resistere a un lungo periodo di isolamento, perché’ cominciamo a vedere le prime reazioni a un lockdown prolungato. Ovviamente, dovremo anche considerare quanto le autorità  italiane riusciranno a sostenere tutto questo, dopo una prima revisione attorno al dodici – quattordici aprile.

Per quanto riguarda l’NHS, credi che riuscirà a reggere l’impatto del picco dell’infezione?

Questo è un altro argomento sul quale la narrazione dei media e la realtà sembrano aver preso strade diverse. La scorsa settimana il vice Chief Medical Officer ha detto che al momento la capacità dell’NHS non è in discussione, neanche per il numero dei ventilatori, i reparti di terapia intensiva o i posti letto in ospedale, il che mi ha sorpreso, perché’ avevo sempre sentito il contrario, ovvero che il sistema sarebbe crollato. Adesso sembra che raggiungeremo il picco attorno al 12 aprile, data in cui dovremmo aspettarci il momento critico per l’NHS. Al momento tutte le informazioni che ricevo da vari componenti del governo suggeriscono che il sistema sarà al massimo della propria capacità, ma dovrebbe riuscire a reggere il momento peggiore della crisi. Ovviamente, però, un virus è imprevedibile, quindi dovremo aspettare prima di poter giudicare.

Pensi che possiamo fidarci di dati e informazioni che vengono dalla Cina?

Non posso dire con certezza che i numeri siano falsi, ma comprendo anche chi è preoccupato che nel discorso della pandemia si introduca un elemento razzista che la dipinga come “virus cinese”, come ha detto Trump.

Ad ogni modo, bisognerebbe evitare di lodare in modo acritico la maniera in cui il governo cinese ha reagito alla crisi, e il governo cinese in generale. Una cosa che so per certo è che alcuni ufficiali britannici con cui ho parlato all’inizio della crisi hanno avuto molti problemi a ottenere informazioni precise dalla autorità cinesi sulla natura del virus, non sui numeri delle vittime, ma solo dei dati epidemiologici per poter curare l’infezione. Inoltre, può darsi anche che i cinesi abbiano riportato successi nella lotta al virus, ma non sono sicuro che i metodi adottati si addicano a una democrazia occidentale. Si è parlato di misure estreme, senza dimenticare il personale ospedaliero che ha cercato di dare l’allarme e ha subito intimidazioni, fino all’arresto. Credo quindi che dovremmo fare attenzione a mettere la Cina sul piedistallo per quanto riguarda il coronavirus, ma senza rinfocolare sentimenti nazionalisti e razzisti fuori luogo.

Pubblicato su www.atlanticoquotidiano.it

 

 


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